Costi e magazzino
Come si costruisce il prezzo di vendita di un piatto, passo per passo
Il prezzo giusto non nasce da un moltiplicatore fisso: nasce dal costo dell'ingrediente, dal costo di stare aperti e da come i clienti percepiscono le cifre in carta.
Redazione Klyra · Pubblicato il 18 febbraio 2026 · 8 min di lettura
Il prezzo di un piatto si costruisce in quattro passaggi: costo materia prima, quota di costi fissi per coperto, margine desiderato, e infine l'imposta sui consumi applicabile nel proprio paese, che va sempre verificata con il proprio commercialista perché varia per aliquota e per categoria di prodotto.
1. Il costo della materia prima
Si calcola sommando il costo di ogni ingrediente per la quantità usata nella ricetta standard, comprese le componenti minori come olio, sale e condimenti che spesso vengono dimenticate ma incidono nel tempo.
2. La quota di costi fissi per coperto
Affitto, utenze, personale di sala e ammortamenti non dipendono dal singolo piatto ma vanno coperti da tutti i piatti venduti. Se i costi fissi mensili sono 18.000€ e il locale serve in media 2.000 coperti al mese, la quota fissa per coperto è 9€. Questa cifra va distribuita tra i piatti in proporzione al loro peso in carta, non applicata identica a un antipasto e a un secondo.
3. Il margine desiderato
Il margine non è un capriccio: deve coprire gli imprevisti (sprechi, resi, variazioni di prezzo dei fornitori) e generare l'utile che rende l'attività sostenibile. Va calcolato in euro assoluti per piatto, non solo come percentuale, per lo stesso motivo visto nel margine di contribuzione.
4. L'imposta sui consumi
L'imposta applicabile alla vendita di cibo e bevande varia da paese a paese e, spesso, anche per categoria di prodotto all'interno dello stesso paese. Va sempre aggiunta al prezzo base calcolato nei tre passaggi precedenti, e verificata con il proprio commercialista o consulente fiscale prima di stampare la carta, perché un errore in questo campo si ripercuote su ogni vendita.
Gli arrotondamenti psicologici
Un prezzo calcolato a 15,00€ spesso rimane a 15,00€ o scende a 14,90€ nella percezione del cliente, che tende a leggere solo la prima cifra. Un prezzo a 15,40€ arrotondato a 15,50€ è quasi impercettibile per il cliente ma somma margine reale su tutte le vendite del mese. L'arrotondamento va sempre fatto verso l'alto quando il calcolo cade a metà, mai verso il basso per abitudine.
Per calcolare rapidamente il food cost di un piatto e per simulare diversi scenari di prezzo, puoi usare gli strumenti gratuiti di Klyra: /strumenti/calcolo-food-cost e /strumenti/prezzo-menu.
FAQ
Qual è un moltiplicatore corretto sul costo materia prima?
Non esiste un moltiplicatore universale: dipende dai costi fissi del locale e dal posizionamento. È più affidabile costruire il prezzo per addizione, come descritto sopra, che applicare un fattore standard.
La quota di costi fissi è uguale per tutti i piatti?
No, va proporzionata al peso di ciascun piatto in carta e al tempo di preparazione che assorbe, altrimenti si penalizzano i piatti più semplici.
Conviene aggiornare i prezzi spesso?
Conviene rivedere i prezzi a ogni variazione rilevante dei costi, ma con aggiustamenti contenuti e frequenti piuttosto che con rincari occasionali e forti, meno percepibili dal cliente.
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